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sala operatoria attrezzata con il robot da vinci

Chirurgia robotica con Metodo Da Vinci

Eseguiti i primi interventi con il “Da Vinci” che ha asportato tre tumori alla prostata

IL DOTTOR SALVATORE BARTOLOTTA ALLA CONSOLE DEL ROBOT DA VINCI

Quattordici anni dopo la sua prima apparizione in una sala operatoria, il robot chirurgo Da Vinci – messo a punto negli Usa nel 1999 dalla Intuitive Surgical – approda finalmente anche a Catania.

La Chirurgia robotica è ormai una realtà consolidata in tutto il mondo. E nonostante i costi non proprio economici, nelle sale operatorie italiane sempre più spesso a tenere in mano il bisturi non è un medico in carne ed ossa ma un chirurgo robot. In tutto il mondo sono circa 2.200 i chirurghi robot, in Italia ce ne sono più di 60 ma in Sicilia fino alla settimana scorsa ce n’era uno solo, all’ospedale Villa Sofia di Palermo.

Adesso invece anche la Sicilia orientale può contare su un robot Da Vinci. A dotarsi di questa tecnologia all’avanguardia è stata la casa di cura “Gretter-Lucina”, dove il responsabile dell’unità funzionale di Urologia, dott. Salvatore Bartolotta, ha già portato a termine con successo i primi tre interventi di prostatectomia radicale per curare tre uomini affetti da cancro alla prostata.

I vantaggi della chirurgia robot-assistita sono ormai universalmente noti: garantisce una riduzione del sanguinamento, del dolore, delle complicanze post-intervento, assicurando al malato un ritorno più rapido alle attività quotidiane grazie ad una rapida convalescenza – con una riduzione media della degenza ospedaliera anche del 50% – e un potenziale miglior controllo oncologico.

Ma a spiegare in dettaglio quali sono i punti a favore della robotica rispetto alla laparascopia tradizionale – perché invece con gli interventi così detti “a cielo aperto” non c’è proprio partita – è lo stesso dottor Bartolotta: «Dal punto di vista tecnico uno dei principali vantaggi del sistema robotico è certamente la visione tridimensionale e magnificata del campo operatorio che moltiplica la precisione dell’intervento con maggiore cura nell’asportazione della malattia – e ne abbrevia la durata, con minore dolore e numero di cicatrici: si fanno solo cinque piccoli fori. Questo anche grazie ai ferri del robot che sono molto più piccoli rispetto a quelli tradizionali».

«Un altro aspetto da sottolineare – spiega ancora Bartolotta – sono gli effetti collaterali, che con la chirurgia robotica sono sensibilmente minori. Perché nel momento in cui si asporta una prostata a causa di un tumore, il paziente viene esposto a grossi rischi: l’incontinenza e l’impotenza sessuale. Ma oggi la chirurgia robotica, per esempio, garantisce nell’85% dei casi la conservazione della potenza sessuale, contro il 60% della laparoscopia. Per non parlare poi del fatto che i pazienti operati con tecnica robot-assistita non fanno praticamente una sola fiala di antidolorifico».

Il dottor Salvatore Bartolotta: «In urologia oggi è utilizzato tantissimo con innumerevoli vantaggi per i pazienti ma anche per i medici».
In Italia già installati oltre 60 esemplari, in Sicilia è il secondo: l’altro si trova a Palermo

Gli interventi robot-assistiti portano quindi indubbi vantaggi per i pazienti, ma anche per i medici: «L’utilizzo del robot ha permesso di superare tutti i limiti della chirurgia laparoscopica aggiungendo i vantaggi propri della chirurgia robotica come appunto la visione tridimensionale catturata con sensori biologici che permettono di vedere l’invisibile ad occhio nudo, la mancanza assoluta di tremore e il controllo preciso degli strumenti».

Il robot Da Vinci è costituito da tre bracci operativi (uno per la telecamera e due per i ferri) che “lavorano” materialmente sul paziente attraverso mini-incisioni cutanee, mentre il chirurgo siede ad una consolle di comando che trasmette i segnali ai bracci operativi e che alla “Gretter-Lucina” è all’interno della sala operatoria stessa ma che teoricamente potrebbe essere anche a distanza permettendo gli interventi in telechirurgia.

Il robot viene oggi utilizzato in molte discipline chirurgiche, dalla urologia, ginecologia, chirurgia toracica fino alla più recente applicazione in otorinolaringoiatria.

Il costo di un robot Da Vinci si aggira attorno ai 2 milioni e mezzo di euro, con una manutenzione annuale di circa centomila euro. Nonostante i costi elevati, i robot-chirurghi si sono diffusi ormai in tutto il mondo. Adesso anche un’azienda coreana sta mettendo a punto un macchinario concorrente. E c’è già chi immagina scenari di battaglie legali come quelle tra Apple e Samsung.

Ma quello che è certo – sottolinea il dottor Bartolotta – è che la chirurgia robotica «è una rivoluzione irreversibile». Che ora passa anche da Catania.

 

ALFREDO ZERMO
La Sicilia, 2013